Luoghi :
Chiese

Santa Maria della Pietà

Santa Maria della Pietà venne edificata tra il 1617 e il 1619 su progetto di Giovanni Mechini. Il luogo nel quale è stata edificata è stato più volte luogo nel quale sono avvenute apparizioni. Al posto della chiesa, infatti, era presente un’immagine della Vergine. La Madonna dipinta sul tabernacolo fu vista piangere mentre una luce dall’alto la illuminava. A tale evento era presente anche il granduca Cosimo II de’ Medici con la corte e il miracolo scatenò una forte devozione popolare, tanto sentire il bisogno di costruire il Santuario attuale al cui interno fu trasferito il tabernacolo miracoloso.
La chiesa esternamente, per tre lati, è circondata da un vasto portico. Questo è caratteristica comune ai Santuari mariani presenti nel territorio rurale toscano usato principalmente dai pellegrini come riparo. La chiesa è l’unica ad aver mantenuto un’area verde circostante dove sono presenti colonne esili e ampie arcate. Il portone centrale è collocato sotto al portico con timpano curvilineo affiancato da due aperture quadrangolari che permettevano ai pellegrini di venerare l’icona sacra anche quando la chiesa era chiusa.

Entrando nella chiesa, siamo immersi in un chiaro esempio dell’architettura della Controriforma; protagonista è una struttura classica e proporzionata con decori sobri ispiratati alla tradizione rinascimentale.
Cammineremo su una pianta a croce latina, sopra la quale si eleva una navata a copertura a capriata. Proseguendo verso il presbiterio, ai lati, si aprono due cappelle con volte a vela.
Il coro si intravede dalla scenografica e la parete di fondo alla navata si svela composta da un arcone centrale e altre due aperture laterali collegate a un balconcino. Al centro troneggia l’altare maggiore con gli stemmi dei Medici e del Comune di Prato, committenti del santuario.
L’altare maggiore ospita la tela con Dio Padre e una gloria di angeli e un Cristo in Pietà, entrambi dipinti dal fiorentino Mario Balassi nel 1638.

La pala d’altare ha una finestrina centinata per inquadrare l’affresco miracoloso retrostante della Madonna col Bambino, opera del Trecento attribuita a Giovanni Bonsi.
Una balaustra in marmo parte dalla navata e divide la zona presbiteriale mentre l’ingresso alle cappelle del transetto avviene attraversando due grandi archi simili a quello dell’altare maggiore. Entrambe le cappelle sono concluse con due altari a edicola; quello a destra conserva un dipinto di Domenico Salvi con San Giuseppe che intercede presso il Figlio e la Vergine per le anime purganti, mentre l’altare a sinistra custodisce una tela di Alessandro Gherardini con Santa Teresa d’Avila che riceve lo scapolare dalla Vergine, e San Giuseppe.