Curiosità:
Un po' di storia

Le radici di Prato e la famiglia Alberti

I Conti Alberti

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Le radici di Prato e la famiglia Alberti

I Conti Alberti, i “Conti rabbiosi”. Così sono definiti i membri della famiglia Alberti presenza costante nel medioevo pratese. Al massimo del loro potere ottennero, per investitura imperiale, il ruolo di conti di Prato e la loro sfrenata ambizione ed avidità permisero, con i vasti possedimenti, di dare forma alla Prato moderna. Infatti, tra il X e l’XI sec. la fusione del Castrum Prati e il Borgo al Cornio portò alla composizione definitiva dell’attuale città.
Prato e poi la Val Bisenzio (dove la famiglia fece costruire la Rocca Cerbaia a controllo della strada “di lombardia”) divennero il centro principale degli Alberti.
Un'accurata azione politica e bellica, mossa da una forte brama di potere, in pochi anni, fece sì che la famiglia creasse uno stato feudale molto esteso.

Gli Alberti, infatti, miravano a costruire una città ed uno stato capaci di contrapporsi alle realtà già presenti.

Il declino però non tardò ad arrivare; nel 1107, durante la guerra che contrappose la famiglia a Matilde di Canossa, Prato venne assediata e distrutta dalle truppe della marchesa in alleanza con quelle di Pistoia, Firenze e Lucca. In conseguenza di questo episodio, gli Alberti dovettero rinunciare alla loro ambizione di creare in Prato un’entità forte tale da contrastare la forza delle città vicine.

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In seguito, Prato si costituì come libero comune e gli Alberti, pur mantenendo l'originale titolo nobiliare, dovettero ritirarsi in val di Bisenzio ed in Valdelsa dove, a partire dal 1182, tentarono di ripetere l’esperienza pratese combattendo i fiorentini, ma anche stavolta furono sconfitti ed il loro centro, Semifonte, fu raso al suolo. 
I Conti Alberti, i "Conti Rabbiosi", hanno dato il contributo per la storia e le radici di Prato, ma con la loro prepotenza, gli intrighi e i delitti che hanno caratterizzato la genesi della famiglia hanno lasciato un velo di leggendaria curiosità divenendo anche personaggi all’interno della Commedia dantesca.
Dante, infatti, concede loro il privilegio di comparire in tutte e tre le cantiche della commedia dantesca.